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PIMPINELLA
Esistono diversi tipi di Pimpinella:
PIMPINELLA ANISUM
Anice verde-Umbrelliferae
Sinonimi: Cumino dolce
Generalità
La Pimpinella anisum detta anche Anice verde o a volte Anice semplicemente è la specie più nota fra quelle che solitamente vengono chiamate anice. È una pianta erbacea annuale originaria del mediterraneo orientale e dell'Asia, appartenente alla famiglia delle Apiaceae o Ombrellifere e caratterizzata da un fusto erbaceo, cavo, rotondeggiante, eretto, verde, semilegnoso, abbastanza ramificate, alto circa 60-70 cm; da foglie varie a seconda della posizione che occupano, dentate lobate, picciolo lungo e più grandi alla base mentre piccole, incise, piumose, con il picciolo più corto quelle superiori, sono ovali, finemente settate, di colore verde brillante. I fiori sono biancastri piccoli e disposti ad ombrello come le altre ombrellifere.
La sua fama è antica, già Plinio si dice la coltivasse in Toscana al tempo dei romani. Nel medioevo venne introdotta e coltivata anche nell'Europa centrale. Adesso la sua fama è dovuta all'utilizzo nell'industria dolciaria e dei liquori.
In estate produce grandi infiorescenze ad ombrello, costituite da fiorellini bianchi, talvolta così pesanti da piegare i fusti che le portano. In estate produce piccoli frutti verdi, ovali, ruvidi, che vengono raccolti per essere essiccati e quindi utilizzati in cucina. L'anice verde viene molto utilizzato in tutto il mondo, soprattutto per aromatizzare liquori, caramelle e dolci, ma talvolta anche insaporire piatti di carne o di pesce, oppure per il pane. I frutti si raccolgono in estate inoltrata e si fanno essiccare all'aria, si utilizzano interi o macinati; si possono conservare in barattoli con chiusura ermetica o nel congelatore; generalmente in cucina si utilizza però l'olio aromatico ricavato dai frutti essiccati.
I semi (acheni) sono piccoli e striati, la forma ricorda in piccolo quella dei semi di girasole.
Coltivazione
L'anice necessita di posizioni molto soleggiate per crescere al meglio, ama i luoghi caldi e preferisce zone con estati lunghe e molto calde.
Solitamente si accontenta delle piogge, poiché preferisce la siccità al terreno bagnato. Nel caso di lunghi periodi siccitosi o di piantine poste a dimora in contenitori piccoli è consigliabile annaffiare la pianta saltuariamente, qualora mostrasse chiari segni di deperimento.
L'anice gradisce terreni ricchi, fertili sicuramente molto ben drenati, e asciutti.
La moltiplicazione avviene per seme, in febbraio-marzo in semenzaio in luogo protetto, oppure in aprile direttamente a dimora.
Proprietà Terapeutiche
Le proprietà terapeutiche sono: carminative, spasmolitiche, stomachiche, balsamiche.
Usi
L'anetolo, principio attivo presente nella pianta dell'anice, è usato per produrre liquori, medicinali ed aromi in genere usati in farmacia ed in pasticceria. Fra i liquori si ricorda l'anisette e l'assenzio o i più comuni sambuca e Varnelli.
La tradizione popolare consiglia l'utilizzo di infusi di anice per stimolare la digestione.
Dalla pianta si estrae perlopiù olio essenziale. Questo viene utilizzato:
- Come cardiotonico, si inala la profumazione utilizzando alcune gocce versate su un fazzoletto.
- In caso di catarro, facendo delle inalazioni utilizzando acqua calda 3 goccce.
- Per aumentare la "libido" o per problemi di frigidità. Si utilizzano poche gocce diluite in olio di jojoba come massaggio da effettuare sotto la pianta dei piedi
POTERIUM SANGUISORBA L.
Meloncello, erba perseghina, abraciuola
Appartiene alla famiglia delle Rosaceae. I nomi comuni sono: Meloncello, erba perseghina, abraciuola.
Predilige terreni asciutti fino ai 1800 metri; a 0,20 a 0,80 m che si utilizza intera, tutta la pianta.
La Pimpinella è una pianta con proprietà aromatizzanti, aperitive, digestive, antiemorroidali, antiemorragiche, attribuite ad una saponina, la sanguisorbina e astringenti per il suo contenuto in tannino. La pimpinella è soprattutto aperitiva e tonica, favorisce la lattazione, contro diarrea, ematuria.
Per uso esterno può venire usata per curare piaghe e bruciature.
Una volta essiccato in un luogo asciutto, si conserva in barattoli di vetro opaco.
Proprietà Terapeutiche
La pimpinella ha anche proprietà carminative, ossia favorisce l’eliminazione di gas dallo stomaco e dall’intestino, grazie all’olio essenziale caratteristico contenuto nelle sue parti verdi.
Uso
Viene utilizzata per decotti ed infusi per uso interno e per uso esterno (indicato per la cura delle emorroidi e contro l’infiammazione cutanea); applicazione delle foglie fresche contro le scottature.
Curiosità
* Il nome Sanguisorba deriva dal latino “sanguis” dal chiaro significato e da “sorbeo” che significa “assorbire”: sta ad indicare che anticamente c’era la convinzione che le piante appartenenti a questo Genere servissero a frenare le perdite di sangue.
* Il nome della specie minor, serve a distinguerla dalla Sanguisorba officinalis, pianta molto simile, ma più grande e con le infiorescenze più intensamente porporine e le foglie più coriacee.
* Le foglioline tenere possono aggiungersi alle insalate, a cui sembra conferiscano un gusto simile a quello del cetriolo. Sono ottime anche cotte, insieme ad altre erbe di campo.
Si raccoglie tutto l’anno ed appartiene alla famiglia delle Rosacee.
Proprietà sono: emostatico, astringente, diuretico, carmativo.
La pimpinella ha anche proprietà carminative, ossia favorisce l’eliminazione di gas dallo stomaco e dall’intestino, grazie all’olio essenziale caratteristico contenuto nelle sue parti verdi.
Note: Raccogliendo questa pianta si deve prestare attenzione a non confonderla con una pianta molto simile, l’erodio (pianta non velenosa, ma dal sapore molto amaro). Tuttavia quest’ultima pianta ha un odore molto forte e acre, al contrario della pimpinella che ha un profumo molto delicato.
PREPARAZIONI GALENICHE
Infusione - Infuso : Circa 1 cucchiaio di piante per tazza d'acqua bollenta. Lasciare infondere 10 minuti. Consumare di 1 a 3 tazze al giorno.
Decozione - Decotto : Mettere la pianta nell'acqua fredda portata ad ebollizione da 10 a 30 minuti.
Gargarismo : Preparazione liquida di cui ci si risciacqua la bocca, la gola, la faringe, le tonsille e le mucose. Serve a disinfettare o calmare. Il gargarisme non deve mai essere inghiottito.
Cataplasma : Preparazione della pianta abbastanza pastosa per essere applicata sulla pelle ad uno scopo terapeutico. La pianta può essere schiacciata spezzettata a caldo o a freddo o mescolata a farina di lino per ottenere la buona consistenza. Il cataplasma classico alla farina di lino si prepara con acqua nella quale stemperare a freddo della farina di lino. Si fa cucinare delicatamente muovendosi costantemente per ottenere la consistenza voluta. Deve fungere da sostegno alle sostanze che saranno depositate alla superficie al momento dell'applicazione. (Farina di senape, polvere d'altea...)
Compressa : Applicazione di una garza o di una biancheria sulla parte del corpo da curare. La garza è stata in anticipo inzuppata della preparazione che si vuole usare.
Tintura alcolica : la prepara facendo macerare piante nell'alcool. Le tinture vegetali sono proporzionate in ragione di una parte di sostanza vegetale per cinque parti d'alcool.
Macerazione : Mettere la pianta fredda in un liquido (vino, acqua, alcool, olio). Il tempo di macerazione dipende dalla pianta di rado oltre 10 ore nel generale.
Sciroppo : Preparazione destinata a essere bevuta. Lo ottiene facendo cucinare un'infusione o un macerazione alla quale si è aggiunto zucchero ed a volte aroma.
Polvere : La fabbrica schiacciando le piante essiccate, o le loro parti attive. Le polveri possono servire a fare estratti, stemperare nell'acqua o essere mescolato ai prodotti alimentari.
Shampoo : Preparazione che si mescola all'acqua per lavare i capelli.
Olio medicinale : I frutti ed i semi di numerose piante danno, quando le premono, dell'olio vegetale, a non confondere con l'olio essenziale, che non è un corpo grasso. Si può fare macerare radici e droghe essiccate per realizzare oli medicinali. Alcune sono utilizzate in attrito, di altri sono assorbite per via orale.
Inalazione : Varietà di fumigazione nella quale il paziente fiuta direttamente i vapori terapeutici mettendo la sua testa sopra il recipiente dove l'estratto di pianta aromatica si scioglie nell'acqua quasi bollenta. Si fanno inalazioni per individuare i seni e le vie respiratorie superiori.
Fumigazione : Utilizzo di vapori incaricati dei principi attivi della pianta. Si può così fare bollire delle foglie d'eucalipto in una stanza che si vuole disinfettare. Il fumo di alcune piante che si bruciano lentamente come incenso può anche servire alle fumigazioni : è il caso del fumo di bacche di ginepro.
Lozione : Preparazione liquida di cui si lava rapidamente l'epiderma ai posti irritati. Lo applica con ovatta. Esistono lozioni speciali per i capelli.
Crema : Miscuglio coerente, semi-liquido, prodotto naturalmente con alcune piante sotto forma di lattice, ma più spesso preparato diluendo principi attivi in un substrato di gliceridi. Si dispiegano le creme sulla pelle e penetrano nell'epiderma.
Succo : Liquido che si ottiene con semplice smaltimento della linfa fuori del tronco, o quando si spreme i frutti, le foglie o il gambo.
Vino tonico : Si preparano vini medicinali facendo macerare corteccia, radici o foglie di alcune specie in vino. Si fa così vino di cannella, di quinquina, di genziana ...
Latte : liquido ottenuto quando si schiacciano semi oleosi nell'acqua. Si fa così latte di mandorle.
In decozione di 50 g per litro d'acqua da bere in un giorno.
PIMPINELLA MAGNA L.
Tragosellino; Pimpinella maggiore (P major); Pimpinella minore (R saxifraga); Sassofrasso
Appartiene alla famiglia delle Apiaceae e la parte utilizzata è la radice.
La pimpinella è conosciuta in erboristeria per le sue proprietà di emolliente, pettorale, espettorante e anche moderatamente emmenagoga e galattagoga. All'olio essenziale e alle saponine che si devono le proprietà fluidificanti della pianta ed è utilizzata nei processi flogistici a carico delle mucose dell'apparato respiratorio, nella bronchite, nella tosse, ma anche raucedine, angina, faringite, laringite ecc.
La Pimpinella è una pianta con proprietà aromatizzanti, aperitive, digestive, antiemorroidali, antiemorragiche, attribuite ad una saponina, la sanguisorbina e astringenti per il suo contenuto in tannino. Per uso esterno può venire usata per curare piaghe e bruciature.
Costituenti principali
* 0,2-0,6% olio essenziale: (3-bisabolene, esfere dell'epossi-pseudo-isoeugenolo...
* cumorine e furocumarine: bergaptene, isobergaptene, pimpinellìna (0,5%), isopimpinellina, ombelliferone ecc.
* tannino (1%)
* saponine; acido caffeico, acido clorogenico
Attività principali: secretolitica
Impiego terapeutico: catarri vie aeree superiori
La pimpinella può essere utilmente associata al Lichene islandico. Venti-quaranta gocce di tintura (1:5) su uno zuccherino sembrano essere particolarmente efficaci nella raucedine e nell'angina.
Alla pianta viene attribuita una certa efficacia nella diatesi urica per cui viene somministrata anche nelle forme reumatiche e nella gotta.
Esternamente le sue preparazioni (tintura o infuso al 10%) sono utilizzate in gargarismi nelle infiammazioni
di gola e bocca. La Plantago saxifraga L., il cui nome deriva dal latino saxum frangere, per via dell'azione che le viene attribuita di dissolvere i calcoli vescicali, condivide le stesse proprietà della Pimpinella major.
Curiosità
«La piccola pimpinella esercita una manifesta azione sugli organi coi quali la si pone a contatto; e quindi la si adopera come masticatorio, tanto per aumentare l'azione delle ghiandole salivali, quanto per calmare i crudeli dolori di cui possono essere maltrattati i denti. La grande pimpinella possiede assolutamente le stesse proprietà ed in pari grado»
http://it.wikipedia.org/wiki/Pimpinella_anisum
http://www.giardinaggio.it/erbemedi.../pimpinella.asp
http://www.giardinaggio.it/giardino/aromatiche/Anice/Anice.asp
http://www.inerboristeria.com/pimpinella-pimpinella-magna-l.html
http://www.inerboristeria.com/pimpinella-sanguisorba-minor.html
http://www.lepetitherboriste.net/affections/preparationsit.html
http://www.erbe-officinali.com/anice.html
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MIRTO
Ha portamento arbustivo o di piccolo alberello, alto da 50 a 300 cm, molto serrato.
La corteccia è rossiccia nei rami giovani, col tempo assume un colore grigiastro.
Ha foglie opposte, persistenti, ovali-acute, coriacee, glabre e lucide, di colore verde scuro superiormente, a margine intero, con molti punti traslucidi in corrispondenza delle glandole aromatiche.
I fiori sono solitari e ascellari, profumati, lungamente peduncolati, di colore bianco o roseo. Hanno simmetria raggiata, con calice gamosepalo persistente e corolla dialipetala. L'androceo è composto da numerosi stami ben evidenti per i lunghi filamenti. L'ovario è infero, suddiviso in 2-3 logge, terminante con uno stilo semplice, confuso fra gli stami e un piccolo stimma. La fioritura, abbondante, ha luogo nella tarda primavera e all'inizio dell'estate, da maggio a luglio. Un evento piuttosto frequente è la seconda fioritura che si può verificare in tarda estate, da agosto a settembre e, con autunni caldi, in ottobre. Il fenomeno è dovuto principalmente a fattori genetici.
I frutti sono bacche globoso-ovoidali di colore nero-azzurrastro, rosso-scuro o più raramente biancastre, con numerosi semi reniformi. Maturano da novembre a gennaio persistendo per un lungo periodo sulla pianta.
Ne esistono numerose varietà coltivate a scopo ornamentale come il Myrtus communis var. variegata alta fino a 4,50 m, con foglie dalle eleganti striature colorate di bianco-crema e fiori profumatissimi.
Distribuzione
È una specie spontanea delle regioni mediterranee, comune nella macchia mediterranea. In Sardegna è un comunissimo arbusto della macchia mediterranea bassa, tipica delle associazioni fitoclimatiche xerofile dell'Oleo-ceratonion. Meno frequente è invece la presenza del mirto nella macchia alta.
Esigenze e adattamento
Il mirto è una pianta rustica, si adatta abbastanza ai terreni poveri e siccitosi ma trae vantaggio sia dagli apporti idrici estivi sia dalla disponibilità d'azoto manifestando in condizioni favorevoli uno spiccato rigoglio vegetativo e un'abbondante produzione di fiori e frutti. Vegeta preferibilmente nei suoli a reazione acida o neutra, in particolare quelli a matrice granitica, mentre soffre i terreni a matrice calcarea.
Coltivazione e miglioramento genetico
L'interesse economico che sta riscuotendo questa specie in Sardegna ha dato il via negli anni novanta ad un'attività di miglioramento genetico da parte del Dipartimento di Economia e Sistemi Arborei dell'Università di Sassari, che ha selezionato oltre 40 varietà fino al 2005. Lo scopo principale del miglioramento genetico è la produzione di bacche da destinare alla produzione del liquore di mirto, tuttavia è in corso anche un'attività di screening finalizzata alla produzione dell'olio essenziale.
Fra le caratteristiche morfologiche, fenologiche e produttive valutate ai fini del miglioramento genetico rientrano la forma e la pezzatura delle bacche, la dimensione dei semi, la vigoria della pianta, la pigmentazione dell'epicarpo, carattere fondamentale per produzione del liquore, la produttività, la percentuale di radicazione (carattere fondamentale per la moltiplicazione per talea) e, infine, la predisposizione alla rifiorenza, carattere ritenuto negativo ai fini della produzione delle bacche.
Riprodotto per talea o per seme .
La riproduzione per talea è utile per clonare ecotipi o varietà di particolare pregio da utilizzare in mirteti intensivi, perché consente di ottenere piante vigorose e precoci, in grado di fruttificare già in fitocella dopo un anno. Per ottenere percentuali di radicazione accettabili è indispensabile ricorrere a tecniche che incrementino il potere rizogeno, come il riscaldamento basale e il trattamento con fitoregolatori rizogeni, e rallentino l'appassimento delle talee, come la nebulizzazione.
La riproduzione per seme, per la sua semplicità e per i costi bassissimi, è consigliata per un'attività amatoriale da eseguire in ambito domestico. Le piante ottenute da seme sono meno vigorose e difficilmente entrano in produzione prima dei quattro anni. La semina va fatta nel periodo di maturazione delle bacche, nei mesi di dicembre-gennaio, in quanto i semi perdono ben presto il potere germinativo. Per realizzare un piccolo semenzaio si può utilizzare una cassetta da riempire con terriccio. Si sbriciolano le bacche semiappassite, distribuendo uniformemente il seme con una densità di 3-4 semi per centimetro quadrato e ricoprendolo con uno strato leggero di terriccio, dopo di che ci si deve preoccupare di irrigare frequentemente e moderatamente. La cassetta va mantenuta in un ambiente riparato, all'aperto nelle regioni ad inverno mite, in serra nelle zone ad inverno rigido. Le piantine vanno trapiantate in vasetti o in fitocelle della capacità di mezzo litro quando hanno raggiunto un'altezza di 4-6 cm.
Tecnica colturale
Il liquore di mirto è un prodotto che fino agli anni novanta ha interessato un mercato di nicchia a livello regionale, ma successivamente l'attività dell'industria liquoristica ha subito una notevole espansione promuovendo il prodotto nel mercato nazionale. La domanda di materia prima, tradizionalmente soddisfatta dai raccoglitori stagionali nella macchia mediterranea, ha portato ad una notevole pressione antropica sulla vegetazione spontanea, che ormai non è più in grado di sostenere un'attività su larga scala.
L'impianto del mirteto si esegue con gli stessi criteri applicati nella frutticoltura e nella viticoltura. Il terreno va preparato con lo scasso e la superficie sistemata con le lavorazioni complementari, in occasione delle quali si può valutare l'opportunità di una concimazione di fondo su terreni particolarmente poveri.
Il sesto d'impianto più adatto per la meccanizzazione della coltura è di 1 x 3-3,5 metri, con un investimento di circa 3.000 piante ad ettaro. Le piante, omogenee per età e cultivar, vanno messe a dimora in autunno o al massimo entro l'inizio della primavera per facilitare l'affrancamento. Si possono impiegare anche piante di un anno d'età provenienti da un vivaio, in quanto in grado di fornire una prima produzione già al secondo anno.
Il sistema d'allevamento più vicino al portamento della pianta è la forma libera a cespuglio. Con questo sistema in pochi anni le piante formano una siepe continua che richiede pochi interventi di potatura. Le sperimentazioni condotte dalla Facoltà di Agraria dell'Università di Sassari hanno però individuato nell'alberello una forma d'allevamento più adatta alla meccanizzazione della raccolta. Con questo sistema le piante sono costituite da un fusto alto circa 50 cm con chioma libera. In questo caso sono richiesti sistematici interventi di potatura più drastici per correggere il naturale portamento cespuglioso della pianta e l'allestimento di un sistema di sostegno basato su pali e fili. Per quanto riguarda la potatura di produzione, ancora non esiste una casistica sufficientemente collaudata, tuttavia il comportamento naturale del mirto può dare le prime indicazioni. Il mirto fruttifica sui rametti dell'anno, pertanto la potatura dovrebbe limitarsi ad interventi di contenimento dello sviluppo e di ringiovanimento, oltre alla rimozione dei nuovi getti basali nel sistema ad alberello.
Per la sua rusticità e la capacità di competizione il mirto richiede per lo più il controllo delle infestanti con lavorazioni superficiali nell'interfila, qualora si adotti un sistema d'allevamento a cespuglio, e sulla fila nei primi anni e soprattutto con l'allevamento ad alberello. In caso di coltura in asciutto si opera secondo i criteri dell'aridocoltura con lavorazioni più profonde nell'interfila per aumentare la capacità d'invaso.
Il mirto risponde positivamente soprattutto alla concimazione azotata in quanto la produzione è potenzialmente correlata allo sviluppo vegetativo primaverile. Gli interventi vanno pertanto eseguiti in epoca primaverile per incrementare il rigoglio vegetativo. La concimazione azotata e quella potassica diventano indispensabili per garantire un buon livello nutrizionale e contenere eventuali fenomeni di alternanza qualora si provveda ad asportare i rami in fase di raccolta.
L' irrigazione è indispensabile per garantire buone rese. La specie resiste bene a condizioni di siccità prolungata e potrebbe essere coltivata anche in asciutto, ma le rese sono piuttosto basse. Le dimensioni delle bacche inoltre sono piuttosto piccole e rendono proibitiva la raccolta con la brucatura o la pettinatura. Tre o quattro interventi irrigui di soccorso nell'arco della stagione estiva possono migliorare sensibilmente lo stato nutrizionale delle piante e di conseguenza le rese. I migliori risultati si ottengono naturalmente con irrigazioni più frequenti adottando sistemi di microirrigazione con turni di 10-15 giorni secondo la disponibilità e il tipo di terreno. I volumi stagionali ordinari possono probabilmente oscillare dai 1.000 ai 3.000 metri cubi ad ettaro.
Tradizionalmente la raccolta nella macchia è eseguita con la brucatura o con l'impiego di strumenti agevolatori (pettini forniti di contenitori per l'intercettazione), questi ultimi in grado di aumentare leggermente la capacità di lavoro. Una pratica sconsiderata è quella di tagliare i rami e lasciarli appassire per qualche giorno in modo da staccare le bacche con la semplice scrollatura. Questa tecnica è deprecabile a causa del grave impatto ambientale se ripetuta negli anni: in un impianto artificiale potrebbe essere giustificata per ridurre i costi della raccolta su grandi estensioni ma oltre ad offrire un'eventuale rischio di alternanza (non documentato), richiede maggiori oneri di fertilizzazione per garantire un'adeguata rigenerazione annuale della vegetazione ed evitare un eccessivo impoverimento del terreno.
La Resa del Mirto
Le rese possono variare sensibilmente secondo le condizioni operative.
Le rese effettive nella macchia dipendono dalle caratteristiche intrinseche dell'associazione floristica, con particolare riferimento alla percentuale di copertura del mirto, dall'andamento climatico della stagione, dalle condizioni pedologiche. Prove condotte dal Dipartimento di Economia e Sistemi Arborei dell'Università di Sassari e dal Centro Regionale Agrario Sperimentale della Sardegna in diverse stazioni dell'isola hanno rilevato rese variabili da poche decine di kg a massimi di 200 kg ad ettaro. Negli impianti intensivi la letteratura non ha ancora fornito indicazioni attendibili, ma le rese potrebbero attestarsi sull'ordine di 4-6 t ad ettaro in regime irriguo con investimenti di 3.000-3.500 piante.
Usi
Per il suo contenuto in olio essenziale (mirtolo, contenente mirtenolo e geraniolo e altri principi attivi minori), tannini e resine, è un'interessante pianta dalle proprietà aromatiche e officinali. Al mirto sono attribuite proprietà balsamiche, antiinfiammatorie, astringenti, leggermente antisettiche, pertanto trova impiego in campo erboristico e farmaceutico per la cura di affezioni a carico dell'apparato digerente e del sistema respiratorio. Dalla distillazione delle foglie e dei fiori si ottiene una lozione tonica per uso eudermico. La resa in olio essenziale della distillazione del mirto è alquanto bassa.
Il prodotto più importante, dal punto di vista quantitativo, è rappresentato dalle bacche, utilizzate per la preparazione del liquore di mirto propriamente detto, ottenuto per infusione alcolica delle bacche attraverso macerazione o corrente di vapore. Un liquore di minore diffusione è il Mirto Bianco, ottenuto per infusione idroalcolica dei giovani germogli, erroneamente confuso con una variante del liquore di mirto propriamente detto ottenuto per infusione delle bacche di varietà a frutto non pigmentato. Il prezzo di mercato delle bacche si aggira intorno ai 1,8-2 euro/kg.
Giardinaggio
L'abbondante e suggestiva fioritura in tarda primavera o inizio estate o la presenza per lungo tempo delle bacche (di colore nero bluastro o rossastro o rosso violaceo) nel periodo autunnale rendono questa pianta adatta per ravvivare i colori del giardino come arbusto isolato, allevato a cespuglio o ad alberello. L'utilizzazione più interessante del mirto come pianta ornamentale è tuttavia la siepe: in condizioni ambientali favorevoli è in grado di formare una fitta siepe medio alta in pochi anni. Le foglie, relativamente piccole, e la notevole capacità di ricaccio vegetativo lo rendono adatto a formare siepi modellate geometricamente con la tosatura, ma può anche essere allevato a forma libera e sfruttare in questo caso lo spettacolo suggestivo offerto prima dalla fioritura poi dalla fruttificazione.
Curiosità
L'"Orto del Mirto" è un settore dell'Orto botanico di Pisa, così denominato per la presenza di un vetusto esemplare di Myrtus communis, che ospita circa 140 specie di piante officinali.
L'impiego fitocosmetico del mirto risale al medioevo: con la locuzione di Acqua degli angeli, s'indicava l'acqua distillata di fiori di mirto.
Nella tradizione gastronomica sarda il mirto è un'importante condimento per aromatizzare alcune carni: i rametti sono tradizionalmente usati per aromatizzare il porchetto arrosto, il pollame arrosto o bollito e soprattutto sa taccula o grivia, un semplice ma ricercato piatto a base di uccellagione bollita (tordi, merli, storni). L'uso del mirto come aroma per le carni non è comunque una prerogativa esclusiva dei sardi: la letteratura nel Web riporta ad esempio riferimenti anche per altre cucine regionali e per la cucina spagnola.
In autunno, in Sardegna, presso i mercati civici e gli ambulanti si trovano facilmente le bacche di mirto pronte per essere messe in macerazione per la preparazione casalinga del liquore. Lo stesso liquore è ormai diventato il digestivo per eccellenza offerto, spesso in omaggio, nei ristoranti al termine del pasto. Infine, i rametti di mirto sono frequentissimi come ornamento nei banchi delle macellerie e delle rosticcerie. La popolarità ha ispirato la ricerca negli ultimi anni di nuove utilizzazioni in campo alimentare che però non hanno riscosso grande successo. In particolare si citano il thè freddo al mirto e il gelato al gusto di mirto.
Il mirto è bottinato dalle api per ottenere il polline. Il miele monoflora di mirto è piuttosto raro: per definizione il 90% del polline di un miele monoflora deve essere costituito da polline di mirto, ma va precisato che il mirto non produce nettare, essendo il fiore privo di nettarii. Trattandosi di una specie comunemente presente in associazioni fitoclimatiche questa pianta contribuisce alla produzione del miele millefiori o di altri mieli monoflora.
http://it.wikipedia.org/wiki/Myrtus_communis
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Asteracee (conosciuta un tempo anche come Compositae), una vasta famiglia di piante dicotiledoni dell'ordine delle Asterales.
Generalità
Pianta erbacea perenne originaria dell’Europa Orientale e della Siberia del Sud appartenente alla famiglia delle composite.
In Italia è coltivata e di rado inselvatichita.
Il fusto forma cespugli che raggiungono il metro di altezza. Le foglie hanno estremità appuntite, mentre i fiori sono verdi-giallastri. Deve il suo nome alla forma del cespuglio, che ricorda quella di un drago.
Originaria della Russia, si pensa che venne portata in Toscana da Carlo Magno.
Si adatta bene alla coltivazione in vaso. I gambi sono eretti, di colore verde marrone, molto fragili alla base. Le foglie del dragoncello sono allungate, strette e di un bel colore verde brillante. Nella loro pagina inferiore sono cosparse di ghiandole oleose contenenti un aroma gradevole, caldo, pepato. I fiori del dragoncello sono piccoli, sferici, bianco verdastri e piuttosto insignificanti dal punto di vista estetico, ma vengono usati anch'essi per aromatizzare insalate e conserve.
Il terreno di coltivazione deve preferibilmente essere ben concimato, leggero e non umido.
Caratteri botanici e Coltivazione
Anche il dragoncello predilige una posizione soleggiata e riparata. Sopporta temperature di qualche grado superiori allo zero, ma dove gli inverni sono molto rigidi le radici e i cespi, dopo una leggera potatura autunnale, vanno protetti con uno spesso strato di paglia o foglie.
Alta fino a 1 metro, presenta fusti eretti e ramificati, con foglie lineari, strettamente lanceolate, lucenti, di colore verde scuro. Corimbi di minuscoli fiori gialli compaiono in estate, nelle regioni calde, e raramente in quelle fredde. Le foglie aromatiche se schiacciate emanano un aroma piccante.
La coltivazione di quest'erbacea non presenta particolari difficoltà: tra cespo e cespo è necessario lasciare circa una quarantina di centimetri e come unico accorgimento colturale, quando si raccolgono le foglie, non si devono asportare più di due terzi dei rami, altrimenti si blocca la crescita.
Produce raramente semi fertili e quindi può essere riprodotta solo per divisione dei cespi e per talea. Predilige i luoghi soleggiati e i terreni fertili e sabbiosi. In commercio esistono varietà prive totalmente di profumo. Il dragoncello russo (Artemisia dracunculoides) può essere coltivato con successo da semi, in primavera.
Il dragoncello si può seminare in primavera, ma è molto semplice anche moltiplicarlo dividendo i cespi, sempre in primavera, o facendo talee, in estate.
Raccolta e conservazione
All’inizio della primavera staccare foglioline e steli freschi per realizzare dell’aceto di dragoncello. Staccare le foglie da utilizzare fresche durante tutta la stagione di crescita o fatte essiccare in luogo fresco e asciutto.
E' difficile far mantenere l'aroma alle foglie che, una volta essiccate, acquistano facilmente odore di fieno; si può comunque tentare di conservarlo con la congelazione.
Le foglie possono venir raccolte quando si desidera, ma il periodo migliore è l'estate.
Uso in cucina
Per il suo profumo delicato tra l’anice e il sedano è adatto per insaporire piatti di pesce, frittate, formaggi freschi, salse e ripieni.
Questa erba ha un'importanza notevole nella cucina francese per il largo uso che ne viene fatto come aromatizzante. Si impiega nelle salse, nelle insalate, nei piatti di pesce e di pollame, nelle frittate.
Proprietà Terapeutiche
Ha proprietà toniche, stomachico-digestive, aperitive, carminative. In infuso può alleviare l’insonnia e la costipazione.
L'infuso di dragoncello stimola l'appetito ed esercita un'azione tonica e digestiva.
CURIOSITA':
Il nome latino significa "piccolo drago" e ci si chiede se derivi dal suo sapore pungente o dalle radici che hanno forma di serpente. Il nome francese con il quale è molto nota è "estragon".
Ha un aroma che ricorda quello della menta e del prezzemolo. Viene usato sulle uova, la carne e il pesce, nelle senapi e anche per aromatizzare l'aceto.
http://www.agraria.org/coltivazioni...dragoncello.htm
http://www.thais.it/botanica/aromatiche/schedeit/sc_0016.htm
http://www.cibo360.it/alimentazione...dragoncello.htm
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LO SCALOGNO
Lo scalogno (Allium ascalonicum) e' una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Liliaceae, come l' aglio, la cipolla ed il porro; il suo nome scientifico deriva da Ashkalon, antica citta' della Palestina dove si ritiene abbia avuto origine e dove veniva infatti ampiamente coltivato. Le più importanti aree di produzione nel mondo occidentale sono la Francia, l'Olanda, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna; altre aree di produzione si trovano nell'Asia sud-orientale: in Cina, in Indonesia, in Tailandia e nei paesi limitrofi decine di migliaia di ettari vengono coltivati a scalogni. Contrariamente alle altre Liliacee, non fa fiori, per cui non si propaga per impollinazione, ma occorre piantare i bulbi ogni anno; si trovano in commercio tutto l'anno.
Esistono diverse varietà di scalogno, che si differenziano per forma (sferica, rotondeggiante ed allungata) e colore (rosso, rosso-bruno, giallo, grigio e bianco); in Asia, ad esempio, si trovano soprattutto scalogni piccoli, sferici, di colore rosso; in Francia, invece, si preferisce coltivare uno scalogno di forma piu' allungata, dal colore rosso-bruno; in Olanda e in Danimarca si coltivano fin dall'antichità scalogni sferici, di colore rosso-bruno ed anche scalogni gialli.
Particolarmente apprezzato in Italia e' lo scalogno di Romagna,coltivato nel territorio tra Faenza, Imola e Forli', e che gode del riconoscimento del marchio IGP dal 1997: ha la forma di un fiaschetto allungato, spesso contorto, con una barba di lunghe radici, bucce spesse di colore bruno dorato o ramate; una volta privato delle bucce esterne secche, si rivela un bulbo grazioso, dalle trasparenze opaline e dalle sfumature rosa-violacee, con profumo e sapore pungenti, piu' aromatico della cipolla e piu' gentile dell'aglio; il suo sapore caratteristico e' completamente diverso da quello degli scalogni provenienti da altre zone di coltivazione (in Normandia, ad esempio, lo scalogno ha un aroma poco deciso, in Borgogna invece ha un aroma forte e pungente).
Caratteri botanici
Lo Scalogno non fa fiori, contrariamente alle altre Liliacee, per cui non si propaga per impollinazione, ma occorre piantare i bulbi da un anno per l'altro. I bulbi hanno forma a fiaschetto allungato, sono di colore bianco viola sfumato. Particolarmente apprezzato lo Scalogno di Romagna IGP (Riconoscimento CE: Reg. CE n.2325/97).
Coltivazione
E' una pianta da orto resistente, che non richiede cure particolari per crescere bene. Non si può però coltivare in successione a sé stesso o ad altre Liliacee, né Solanacee, barbabietole o cavoli. Si può tornare a piantare lo Scalogno sullo stesso terreno solo dopo 5 anni. La messa in dimora dei bulbilli va effettuata a novembre-dicembre, mentre la raccolta si inizia da metà giugno, per il prodotto da consumare fresco e dalla seconda metà di luglio per quello da conservare e trasformare.
Raccolta e conservazione
Dopo l’estirpazione di bulbi si procede alla loro essiccazione e conservazione. Lo scalogno va conservato in un ambiente fresco, asciutto e ben ventilato. Si deve evitare di conservarlo in frigorifero e di riporlo in confezioni impermeabili che favoriscono la sua decomposizione; può essere conservato nel congelatore.
Uso in cucina e proprietà terapeutiche
Lo scalogno si consuma soprattutto al naturale o nella preparazione di insalate crude, salse, frittate, sottolio e sottaceti. Per il suo delicato e caratteristico apporto aromatico viene utilizzato in cucina per l’elaborazione di antipasti e piatti di portata.
In cucina, il suo gusto piccante molto piu' delicato della comune cipolla lo rende adatto per la preparazione di salse fini. A crudo, aromatizza a meraviglia le insalate fresche, cotto conferisce un sapore inimitabile ai ragù e alle salse per condire pasta, carne e pesce. Si usa anche conservarlo sott'olio o sottaceto.
Come avviene con l'aglio e la cipolla, anche lo scalogno, purtroppo, lascia sovente all'alito una sfumatura non del tutto gradevole: ma per ovviare a cio', basta masticare subito dopo una foglia di salvia o di menta od anche un ciuffetto di prezzemolo!
Lo scalogno, se conservato in un ambiente fresco, asciutto e ben areato, puo' durare anche diversi mesi senza perdere le sue caratteristiche; si deve evitare di riporlo in confezioni impermeabili che favoriscono la sua decomposizione; può anche essere congelato.
Proprietà terapeutiche: diuretiche, depurative
Tantissime sono le sue proprietà terapeutiche: digestive, battericide ed antiossidanti; la presenza di solfuro di allile (l'olio volatile che provoca lacrimazione quando lo si affetta...), e' responsabile di un effetto diuretico e quella del silicio lo rende utile contro l'osteoporosi e per rinforzare unghie e capelli; per non disperdere il suo contenuto di vitamina C sarebbe meglio consumarlo crudo.
http://www.agraria.org/coltivazioni...he/scalogno.htm
http://www.ricetteecooking.com/view...gua_0/whoisit_1
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Inviato il Oggi Da Memole |
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La Ruta
CARATTERISTICHE GENERALI
La ruta, il cui nome scientifico è Ruta graveolens L., appartiene alla famiglia delle Rutaceae ed è una pianta molto utilizzata come aromatizzante di liquori oltre che per insaporire diverse pietanza. E' una pianta che ha inoltre diverse proprietà terapeutiche.
La ruta è una pianta erbacea perenne, con fusti erbacei alti fino ad un metro. Le foglie sono tripennate suddivise in lacinie molto profumate. I fiori sono piccoli, poco appariscenti, di colore giallo portati da infiorescenze apicali a corimbo. I frutti sono delle capsule contenenti numerosi semi.
PROPRIETA'
La ruta è costituita da: tannini, acidi organici, resine, olio essenziale. Contiene inoltre furocumarine e rutarine, alcaloidi presenti nell?olio essenziale che la fanno classificare come pianta tossica.
Le sue proprietà sono: emmenagoga, stimolante, rubefacente, antispasmodica intestinale.
PARTI UTILIZZATE DELLA PIANTA
Della ruta si utilizzano le parti terminali della pianta più tenere e le foglie raccolte da maggio ad agosto. Si possono utilizzare anche essicate.
COME SI UTILIZZA
La ruta per uso medicamentoso viene somministrata quasi esclusivamente esternamente sotto forma di olio e tintura per massaggi per i dolori articolari, nevralgie e crampi.
In cucina la Ruta deve essere utilizzata con molta moderazione per insaporire varie pietanze e per aromatizzare liquori (soprattutto le grappe).
Curiosità ed Avvertenze
La presenza di ruta in giardino tiene lontane le vipere.
E' preferibile non fare in casa dei preparati erboristici a base di ruta in quanto tossica ma utilizzare prodotti già pronti acquistati presso i negozi specializzati.
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